Il gran camposanto

In seguito ad una epidemia di colera, nel 1854 veniva bandito un concorso per edificare un cimitero per la città di Messina. I lavori iniziarono nel 1865 in coincidenza con la legge sanitaria relativa alla costruzione dei cimiteri nel Regno d’Italia. Questa legge vietava, per motivi di ordine igienico, la tumulazione nelle chiese ed una distanza del sito di almeno duecento metri dal centro abitato. In seguito alla morte avvenuta nel 1885 dell’architetto Leone Savoia (vincitore del concorso nel 1854) e anche a causa degli eccessivi costi per la realizzazione di un’opera ambiziosa, il cuore monumentale del Gran Camposanto rimase e rimane tutt’ora incompiuto.

Dal punta di vista artistico, l’opera si distingue per la grande diversità di stili presenti nei monumenti funerari: il neoclassico delle prime opere, il neogotico delle tombe dalle bianche guglie (chiesette gotiche in miniatura), le sculture liberty, in bronzo o in marmo. Entrando dall’ingresso principale, si incontrano sia monumenti di personaggi illustri per meriti culturali, scientifici o militari ma anche lapidi per ricordare le vittime del terremoto del 1908. Il Famedio rappresenta il cuore strutturale del Gran Camposanto di Messina. Esso sorge nella sezione centrale del declivio collinare che dall’ingresso principale conduce poi alla parte più alta del cimitero chiamata Cenobio. Da qui si prosegue fino all’imponente Galleria Monumentale la quale, per mancanza di fondi, non fu mai terminata. I sotterranei, scavati lungo l’asse della Galleria Monumentale, si snodano con un lunghissimo percorso ad “L”. Continuando a salire lungo la collina, si arriva alla Spianata, la parte più alta del cimitero. Su di essa sorge la chiesa di stile gotico chiamata Cenobio, inizialmente residenza del Cappellano del cimitero. Il Cenobio, che è circondato da preziosi monumenti di arte funeraria, è considerato un’opera di accademia neogotica di prevalente ispirazione inglese.

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