Monza tra Ottocento e Novecento

Napoleone provoca la dispersione di parte del Tesoro del Duomo, riconvertendo parecchi edifici a carattere religioso. Monza viene finalmente dichiarata città nel 1816, prende in seguito parte ai moti d’indipendenza e vede incrementare la nascita di nuove industrie. Nel 1841 si inaugura la ferrovia Milano – Monza, la prima costruita nel nord Italia, e molte strade verso la Svizzera, che costituiscono simboli di grande importanza negli scambi commerciali con l’Europa.

Nasce la prima Camera del Lavoro d’Italia e re Umberto I, salito alla reggenza nel 1878, sceglie Monza come residenza estiva e di campagna, alloggiando nella Villa Reale. Sul vialone antistante il palazzo, il 19 luglio 1900, viene ucciso dall’anarchico Gaetano Bresci: nel luogo dove cadde ora sorge il suo mausoleo con Cappella Espiatoria, innalzato dagli architetti Sacconi e Cirilli. In onore della regina Margherita, Monza presenta uno stile architettonico liberty, con motivi floreali che rimandano spesso alla margherita. L’assetto urbano muta nel ventennio fascista (Palazzo Municipale) e nel 1922 si costruisce il celebre Autodromo, che rende Monza famosa in tutto il mondo.

La prima pietra del Duomo di Modena

E’ posta la prima pietra del Duomo di Modena. L’architetto è Lanfranco. Viene chiamato a lavorarvi anche lo scultore Wiligelmo. Nel 1106, alla presenza di Papa Pasquale II e di Matilde di Canossa il corpo di San Geminiano viene traslato nella nuova cattedrale.

Il gran camposanto

In seguito ad una epidemia di colera, nel 1854 veniva bandito un concorso per edificare un cimitero per la città di Messina. I lavori iniziarono nel 1865 in coincidenza con la legge sanitaria relativa alla costruzione dei cimiteri nel Regno d’Italia. Questa legge vietava, per motivi di ordine igienico, la tumulazione nelle chiese ed una distanza del sito di almeno duecento metri dal centro abitato. In seguito alla morte avvenuta nel 1885 dell’architetto Leone Savoia (vincitore del concorso nel 1854) e anche a causa degli eccessivi costi per la realizzazione di un’opera ambiziosa, il cuore monumentale del Gran Camposanto rimase e rimane tutt’ora incompiuto.

Dal punta di vista artistico, l’opera si distingue per la grande diversità di stili presenti nei monumenti funerari: il neoclassico delle prime opere, il neogotico delle tombe dalle bianche guglie (chiesette gotiche in miniatura), le sculture liberty, in bronzo o in marmo. Entrando dall’ingresso principale, si incontrano sia monumenti di personaggi illustri per meriti culturali, scientifici o militari ma anche lapidi per ricordare le vittime del terremoto del 1908. Il Famedio rappresenta il cuore strutturale del Gran Camposanto di Messina. Esso sorge nella sezione centrale del declivio collinare che dall’ingresso principale conduce poi alla parte più alta del cimitero chiamata Cenobio. Da qui si prosegue fino all’imponente Galleria Monumentale la quale, per mancanza di fondi, non fu mai terminata. I sotterranei, scavati lungo l’asse della Galleria Monumentale, si snodano con un lunghissimo percorso ad “L”. Continuando a salire lungo la collina, si arriva alla Spianata, la parte più alta del cimitero. Su di essa sorge la chiesa di stile gotico chiamata Cenobio, inizialmente residenza del Cappellano del cimitero. Il Cenobio, che è circondato da preziosi monumenti di arte funeraria, è considerato un’opera di accademia neogotica di prevalente ispirazione inglese.

Lucca nel XIX secolo

Caduta in mano di Napoleone, re d’Italia nel 1805, Lucca viene affidata a sua sorella Elisa Baciocchi, che regge il Principato con intelligenza e autorità, benvoluta dai lucchesi, fino al 1814, anno della caduta di Napoleone e dell’esilio in Sant’Elena.

La città passa per 3 anni agli austriaci e poi, come Ducato, sotto Maria Luisa di Borbone, per i successivi 7 anni (a lei è dovuta la costruzione dell’acquedotto ideato dell’architetto Nottolini). Suo figlio Carlo Ludovico non ebbe reale interesse nel governo di Lucca, impegnato in viaggi che lo portavano lontano dalla città (ma si deve a lui la ferrovia Lucca-Pisa, realizzata nel 1848): tuttavia Lucca fu fortunatamente retta da validi ministri in sua assenza. Nel 1847 la città passa al Granducato di Toscana e nel 1860 entra infine a far parte del Regno d’Italia.

Livorno città cosmopolita

Fino al 1737 è la famiglia dei Medici, da Cosimo il Vecchio a Lorenzo il Magnifico, da Cosimo Primo al figlio Francesco, la protagonista indiscussa della storia della città di Livorno. Fu proprio Francesco dei Medici ad impostare la struttura della città dando l’incarico all’architetto Buontalenti che la concepì a pianta pentagonale. In seguito, dopo la morte di Francesco, avvenuta in circostanze oscure, il potere fu assunto da Ferdinando Primo che migliorò l’aspetto urbanistico e a cui soprattutto si deve la “Costituzione Livornina”, che, consentendo grandi incentivi e privilegi ai mercanti di qualsiasi provenienza che si fossero stabiliti ed avessero operato a Livorno, determinò un nucleo di popolazione da cui discendono molti degli abitanti attuali della città.

A Livorno si vennero a creare floride comunità Ebree, che tra l’altro qui non conobbero mai l’umiliazione di un ghetto. In più si diffusero comunità Greche, Armene, Inglesi Francesi, Olandesi, Spagnoli, Portoghesi,Russi, Musulmani e Valdesi. Possiamo tranquillamente sostenere che quando si dice che questa città è cosmopolita, si afferma una verità che ha solide radici nel passato.

La rinascita di Bussana Vecchia

Clizia, multiforme artista torinese, visitando l’affascinante borgo disabitato di Bussana Vecchia, lanciò nella primavera del 1961 l’idea di una Colonia Internazionale degli Artisti dove pittori, scultori, musicisti, poeti e scrittori potessero vivere dedicandosi al proprio lavoro. Nello stesso anno vennero iniziate le opere di restauro di questo villaggio rimasto disabitato per quasi un secolo, prestando attenzione alla forma delle case, così come il terremoto le aveva lasciate, e inserendo elementi nuovi di architettura caratteristici della cultura degli artisti rilanciando l’intero territorio di Imperia.

Oggi Bussana Vecchia è meta di artisti provenienti da tutto il mondo, che si stabiliscono nel borgo per brevi periodi o in modo definitivo continuando la tradizione di Bussana Vecchia di villaggio internazionale degli artisti.