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Palazzo Doria Tursi

Palazzo Doria Tursi è il più vasto (copre complessivamente un'area di duemila metri quadri) e maestoso edificio di via Garibaldi. Lo commissionò Nicolò Grimaldi: chiamato dai concittadini "il monarca" per la sua ricchezza.

Fu costruito dai fratelli imperiesi Domenico e Giovanni Ponsello fra il 1565 e il 1579; decaduto il Grimaldi nel 1596, il palazzo passò per cinquantamila scudi d'oro a Giovanni Andrea Doria, principe di Melfi e ammiraglio dell'Impero, e successivamente a suo figlio Carlo, duca di Tursi. Nel 1820 venne acquistato dai Savoia, e dal 1848 è proprietà del Comune di Genova.

Il prospetto risulta lungo il triplo rispetto a quelli circostanti; la facciata è rivestita da un alto zoccolo in bugnato e scandita da due ordini sovrapposti di finestre. Le ampie logge laterali, affiancate da balaustre marmoree, furono aggiunte dopo il 1597,  contemporaneamente alla sistemazione dei maestosi giardini retrostanti; agli inizi dell'Ottocento Vittorio Emanuele I di Savoia avviò un restauro interno, affidandone la cura a Carlo Bandoni e G.B. Cervetto, e fece compiere varie modifiche, tra cui  l'aggregazione al palazzo dei resti della chiesa di San Francesco di Castelletto, demolita in quegli stessi anni. Oltre l'atrio, la corte rettangolare, sopraelevata rispetto al portico, ha in fondo lo scenografico scalone a forbice, che dal piano terra sale al loggiato del piano nobile; alla stessa quota, verso nord, un piccolo cortile – preceduto da un residuo del chiostro di San Francesco – collega palazzo Tursi ai volumi gradonati (sormontati da giardini pensili) del nuovo palazzo degli uffici, progettato dall'architetto Franco Albini negli anni '60.
Internamente il salone e due sale attigue furono affrescate nell''800 da Nicolò Barabino e Francesco Gandolfi ("Cristoforo Colombo alla corte di Spagna", 1862); nella Sala della Giunta sono conservati due preziosi cimeli: il violino di Paganini (1742) e l'urna contenente le ceneri di Colombo.